Non ci vuole molto per rendersene conto. Basta dare uno sguardo alla fotografia qui sopra per rendersi conto che Rescalda non ha un territorio comune a molti altri ambienti della nostra area.
Circondata per tre quarti da boschi e campi, riesce ancora ad offrire ai suoi abitanti, una vera oasi di tranquillità lontana dal traffico e dall’edilizia invadente.
Proprio da queste semplici constatazioni nascono le preoccupazioni che turbano il sonno di non pochi Rescaldesi. Per quanto tempo ancora questo angolo di verde resterà così? Non ci pare di esagerare dando a questo minuscolo scampolo di lombardia una connotazione così preziosa: siamo o non siamo ai margini dell’hinterland milanese? La statale del Sempione, le autostrade, la futura pedemontana, i grossi centri commerciali, cave e discariche minano il territorio e la qualità della vita dei cittadini che risiedono e resistono in questo territorio.
Senza dilungarci in osservazioni che tratteremo in altre pagine, poniamo l’accento sulla questione dell’edilizia, l’edilizia invasiva a ridosso del Parco del Rugareto.
Rescalda ha visto svilupparsi l’edilizia nella parte nord del proprio territorio diversi decenni fa con una situazione non troppo invasiva fino a pochi anni fa.
Il recente cambiamento delle dinamiche immobiliri del nostro territorio ( e non solo) e non solo ha fatto crescere la domanda di spazi da dedicare all’edilizia. A seguito di diversi (discutibili) interventi operati al centro della frazione, con un apparente recupero di aree industriali ormai dismesse da anni, l’attenzione, soprattutto dei residenti, si è spostata sulle aree periferiche della frazione, bordate di campi coltivati.
I progetti, sui quali si parla, magari a spropositi, di nuove strade, non sono mai stati smentiti ne confermati. Insomma la situazione rimane oscura e non si intravede la volontà di rassicurare i residenti su futuri cambiamenti del paesaggio urbano (ed agricolo).
E’ proprio questa incertezza che attira la nostra attenzione. presunte strade e mini-tangenziali della frazione, vengono viste (o immaginate, dato che nessuno ne sa nulla) con sospetto e pericolo per una ovvia urbanizzazione che segue queste opere stradali.
Come tutti ben sanno poco ci vuole per costruire una casa affacciata su una strada appena fatta.
Ma, sostanzialmente, se tutto questo dovesse verificarsi, i campi che fine fanno?
Il preoccupante scenario vede un proliferare di strade, vie e traverse, generate l’una dalle altre. Come si dice una strada tira l’altra e... così si fanno i quartieri!
L’urbanizzazione vine di conseguenza. Ancora più preoccupante è il fatto che tutto questo si potrà svolgere su territori lasciati VOLUTAMENTE fuori dal progetto dell’istituzione del parco sovracomunale del Rugareto. Buone zone agricole fatte di campi tuttora coltivati, sono state accuratamente contornate al fine di non includerle in quella serie di vincoli (seppur leggeri) che l’istituzione di un’area protetta comporta.
Un’azione affta a scopo preventivo (non si sa per pervenire cosa) ma sicuramente condotta con una lungimiranza esemplare. perché vincolare a parco delle aree che tra pochi anni potranno essere edificate con una serie di villette costrite in serie e vendute a prezzi da favola ai pendolari dell’hinterland?
Le aree in questione, che potete vedere nella cartina sottostante, hanno caratteristiche identiche e perfettamente assimilabili alle aree agricole degli altri comuni del Rugareto, che invece sono state inclus nel parco. Aree anche a ridosso degli attuali fabbricati.
Situazioni come queste sono risontrabili anche in altre aree del parco del rugareto, ma quello di Rescalda è un caso molto chiaro. La popolazione, la maggior parte della popolazione attualmente abitante in queste zone, vorrebbe un parco più vicino (in tutti i sensi) alle proprie case, l’amministrazione (o una parte di essa) invece le ritaglia accuratamente al di fuori della perimetrazione del parco. Forse per destinarle ad usi futuri che non sono propriamente di salvaguardia dell’ambiente?
Se queste aree, come a volte ès tato detto, potranno in un futuro essere inserite nel parco, perché non è stato fatto subito, risparmiando tempo e fatica alle amministrazioni? Per ché fare domani (forse) quello che è possibile (e chiesto) oggi?
Ci sono diversi modi ed interventi, che sicuramente gli addetti ai lavori e non solo conoscono, per valorizzare le aree agricole (agricoltura biologica, imprenditoria agricola giovanile, ecoturismo, aree ricreative...). Si prende atto che a fronte di tali opportunità non valorizzate, si privilegia la scelta di destinare tali aree al perseguimento di interessi di pochi a scapito di quelli di un’intera fascia residenziale che NON ACCETTA DI DIVENTARE IL PROSSIMO QUARTIERE PERIFERICO DI RESCALDINA.